Sto cominciando a guardare in qualche direzione.
Il problema è che nel pensare a cosa mi piacerebbe fare è uscita una specie di vena creativa che sto seguendo in questi giorni. Per questo non sono stata molto online, è difficile seguire mentre si sta utilizzando un trapano.
E mentre usavo il trapano ho pensato di voler condividere quello che stavo facendo, così ho aperto un nuovo blog e l’ho chiamato recreathing. Ci posterò le mie creazioni e tutto quello che mi colpisce nell’arte del rinnovo e del riciclo.
Mi sto anche muovendo in un’altra direzione, conseguenza diretta del mio stile di vita e di appartenenza al GAS. Quando si partecipa attivamente ad un GAS si entra in una rete che coinvolge tutti i gas della zona. Questo permette di conoscere persone che fanno cose diverse e quindi di rivolgersi a loro quando serve una consulenza.
Qualcuno ha cominciato a rivolgersi a me perché sono l’esperta informatica e quindi posso aiutare nella gestione, visto che lo faccio per il mio GAS. Poi da cosa nasce cosa e si comincia a passare ad altre richieste.
Nello stesso tempo ci sono anche le mie “vecchie” competenze che tornano fuori.
Insomma sono come ad un incrocio. Non so ancora qual è la direzione, e, soprattutto, se voglio scegliere.
E’ il due di gennaio e questo è un post che non è legato ad inizio o fine anno. Non è un post di bilanci o di previsioni. Anche se per me questa è stata veramente una sessione fine-inizio, il mio fine anno è stato il 30 novembre, il mio inizio anno è a data da destinarsi. Io sono in un limbo, in una bolla.
E’ che a volte mi sento fuori tempo, asincrona. Legata per troppo tempo ad un ambiente, ad una release. E l’aggiornamento in questo caso non è solo di versione.
Per la prima volta, però, ho la possibilità di fare qualcosa di diverso da quello che ho fatto anno dopo anno senza interruzioni.
Leggo di persone che hanno progetti e liste, di persone che fanno tesoro di tutto quello che è stata la loro vita per continuare, di persone che hanno saputo reinventarsi nonostante le difficoltà. (*)
Io non ho nulla alle spalle con cui confrontarmi per poter reinventarmi, non ho delle qualità nascoste da tirar fuori da un cilindro per poter fare qualcosa di diverso. Eppure devo riuscire a cambiare direzione. Ci sono giorni in cui mi verrebbe voglia di rompere le scatole a tutti per avere dei consigli, ma, poi, prevale la mia solita indole e lascio perdere.
(*) non ho messo i link perché non mi piace, ma i post in questione sono da leggere.
Riproporrei il post dell’anno scorso, se non fosse che devo rettificare alcuni punti.
Quest’anno i regali sono stati fatti tutti dopo il 20 di questo mese, anche se ero a casa.
Il pranzo di domani sarà per 6 e cucinerò solo l’arrosto (santa mamma e suoi pasticci – lasagne al forno – per i non veneti).
Per il resto ribadisco il terzo punto. Chi sa che ci tengo, lo sa anche senza un sms seriale o una mail banale.
Auguri.
Primi giorni senza un lavoro.
Per ora mi sembra di fare uno di quei periodi di ferie lunghe in cui non si è pianificato nessun viaggio e si resta a casa indecisi tra il non fare nulla e lo sensazione di non fare quello che si dovrebbe fare. Un imprinting dato da anni a gestire sempre la stessa routine.
In questi giorni mi sento vuota, fuori da ogni conversazione, mi autoescludo da tutto quello che è social.
Un momento di transizione fino a fine anno. Poi arriva capodanno e si devono pensare i soliti buoni propositi. Io quello per il prossimo anno ce l’ho già. Evolvere.
Anche se, quando mi chiedono cosa farò, mi viene un attimo di panico e da rispondere non lo so. Poi mi riprendo e trovo un modo per spiegare che per ora provo a studiare qualcosa di nuovo. E’ un percorso a vista, non so mai quando arriverà la prossima curva, e non ho neppure una mappa per orientarmi prima.
Anche quest’anno Save The Children promuove la campagna di Natale Lista dei desideri.

La Lista dei Desideri è un modo per offrire e farsi offrire regali originali, seppur virtuali, ma di grande valore. Per farlo è sufficiente andare sul sito di Save The Children, scegliere uno tra i 22 regali messi a disposizione ed effettuare on-line la donazione corrispondente. La persona cui si desidera offrirlo sarà gratificata ricevendo una cartolina (cartacea o elettronica) quale simbolo di un regalo che migliora la vita di un bambino nel mondo. Concretamente si farà una donazione a beneficio dei bambini delle aree in cui Save the Children lavora.
Nella Lista dei Desideri ci sono regali per tutte le tasche, da 10 a oltre 1.000 euro, ma soprattutto regali utili. Quest’anno, l’intera campagna di comunicazione ideata propone di trasformare i regali futili in regali utili. Molti di noi, ogni anno a Natale, infatti, ricevono e fanno doni che vengono relegati in fondo ad un cassetto: Save the Children propone invece di trasformarli in uno Yak – il bue tibetano che Giobbe Covatta ha contribuito a rendere famoso negli scorsi anni – 40 polli o 100 vaccini, regali che contribuiscono realmente a migliorare la vita di migliaia di bambini.
Io, con questo post, contribuisco attivamente a donare qualcosa a Save The Children, visto che Promodigital offre 10€ per ogni artricolo sull’argomento pubblicato. Il traguardo da raggiungere sono i 100 post per arrivare a donare 1000€.
Ci sono anche io sul blog di Donna Moderna.

Qui i giorni scorrono, in un finale che è come di attesa. Attesa che diventi qualcosa di diverso. Fine della routine che per ogni giorno lavorativo mi ha accompagnata in questi anni.
Sarà sempre come un sabato in cui ti svegli e pigramente decidi di fare qualcosa? Oppure diventerà una nuova routine, in cui pianificare come trascorrere le giornate per evitare di ciondolare indolente per tutto il tempo?
Nel dubbio comincio da Dicembre, con un ponte lungo in cui me ne andrò in montagna e giorni di festa in cui stare a casa in due, così avrò tutto il tempo di capire come resettare e reimpostare la mia vita.
Visto che ci siamo resto in tema con il post precedente. E racconto una storia.
Parla di S. ma non sono io.
S. decide di cambiare lavoro.
Fa l’impiegata e quindi non dovrebbe avere problemi a trovare un nuovo impiego. Gli anni sono ancora buoni, la crisi è ancora lontana. Trova in una buona azienda, che fa parte di un gruppo importante, ci sono tutti i prerequisiti per un buon posto di lavoro.
Il primo periodo va bene e S. decide che è il momento di avere un bambino. Nello stesso tempo però l’azienda le comunica che verrà fatto un trasferimento di sede, da una città ad un’altra a 50 km di distanza. Lei resta a casa in maternità finché le è possibile, poi torna a lavorare, a 50 km di distanza, senza nessuna possibilità di trasferimento in un’altra società del gruppo rimasta nella sua città.
Il suo lavoro è da impiegata, ma la mandano a fare tutto, compreso lavorare in magazzino. Parte la mattina e torna la sera, un figlio di un anno lasciato tutto il giorno ai nonni.
Così decide di rimanere di nuovo incinta. Avrà il secondo figlio, come già pensava di avere, solo un po’ prima; per godere della maternità e non vedere per un anno l’azienda, che nel frattempo non potrà fare nulla e dovrà tenerla come dipendente.
E questo come si chiama? E’ mobbing? E’ discriminazione? Sarebbe stato lo stesso con un uomo?
Ogni tanto partecipo ad una GGD. Già il fatto che si senta il bisogno di organizzare eventi di questo tipo, in cui le donne che hanno a che fare con la tecnologia riescano a trovarsi e a discutere, la dice lunga sulla presenza e l’ìmportanza delle donne in un ambiente tecnico.
La cosa che mi fa più impressione è, però, che a queste cene, quando mi presento e dico cosa ho fatto per vivere negli ultimi 18 anni, mi sento rispondere: “ah, ma tu sei veramente una tecnica”. La partecipazione è, per la maggior parte, di donne che usano la tecnologia per i loro scopi e non di donne che lavorano veramente in un ambiente tecnologico.
Ho fatto una piccola indagine personale, facendo un po’ di conti delle realtà che ho conosciuto e che conosco e la percentuale di donne impiegate in aziende informatiche con ruoli tecnici va dal 15 al 20%. Il numero delle donne che sono a capo di un team è di circa il 5%.
Questi numero sono dati dal fatto che l’ambiente è ancora altamente maschilista e che nella selezione delle persone si privilegia ancora il maschio, considerato senza problemi, ad una donna che dopo una certa età potrebbe diventare madre e non dare più tutta la disponibilità voluta dal datore di lavoro.
Ma esiste anche un altro fattore, ed è la scelta di scuole non tecniche da parte delle donne stesse che nella pianificazione delle loro vita preferiscono andare su percorsi scolastici più classici, spesso anche per indicazioni della famiglia.
Questo post è scritto per Donna Moderna per la giornata internazionale contro l’eliminazione della violenza contro le donne, perché si deve continuare ad evidenziare che le donne in molti ambienti di lavoro sono ancora discriminate e non considerate.
E così l’ho fatto. Venerdì ho firmato.
Ancora un mese scarso e la mia vita diventerà un po’ diversa da quella che è stata gli ultimi 18 anni.
Per la prima volta nella mia vita lavorativa non sono più una dipendente. Almeno per un periodo non dipenderò più da nessuno, se non da me.
Avrò il tempo di provare, di studiare, di capire.
Come una crisi di mezz’età ma al contrario. Quello che voglio è cercare di continuare quella che sarà ancora una lunga vita lavorativa in un modo diverso.
Forse fallirò. Forse mi dovrò arrendere e tornare indietro. O forse riuscirò a fare qualcosa di diverso.
I dubbi sono tanti e le certezze poche, ma di una cosa sono sicura, della scelta fatta.