Non sono niente, non sono niente, ripeto come un mantra,quando nella giornata ricevo le stesse attenzioni della pianta di ficus che nell’angolo lentamente muore. Non è niente, non è niente, mi dico, quando l’indifferenza altrui che mi scivola sopra senza darmi neanche la soddisfazione di oscurare per un attimo il mondo che guardano dietro di me.
Sono la donna invisibile, sono l’inutilità in un guscio vivente, a volte mi chiedo perché continuo a tentare di dare un senso al mio essere umana. Eppure sono qui, con tutto me stessa, continuo ad impormi di occupare questa sedia, di digitare su questa tastiera, in spregio a quelli che vorrebbero sparissi in un battito d’occhi, un momento ci sono, dopo sono finita nel fondo.
Mi aggrappo con le unghie e con i denti a questa posizione, io resto qui. Se a qualcuno non va, può prendere la sua bella faccia e i suoi bei modi e portarli via da qua.
(perdonatemi, non è autobiografico, è solo un esperimento, ispirato da diverse fonti)
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io voglio che tu non dica più che non sei niente, tesora!!!