A volte mi chiedo se dovrei scrivere più spesso sul blog dei fatti miei. Non so, proprio come un personal log, la trasformazione di tutte le agende cartacee che stanno in uno scatolone nel sottotetto. Ho smesso quel tipo di diario circa 10 anni fa, in uno dei passaggi della mia vita. Quando sono andata a vivere da sola, ho deciso che forse era ora di voltare pagina, letteralmente, e chiudere la copertina dell’ultimo quaderno.
Quindi no, non ho nessuna voglia di parlare di come vanno quelle giornate che sono sempre uguali, quelle in cui la sveglia suona sempre alla stessa ora, per otto ore si svolgono in ufficio e nelle successive cinque a casa. Non c’è nulla di originale o di interessante in queste giornate qui, nulla per cui vale la pena perdere tempo ad usare la tastiera.
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Quello che ti sembra sempre uguale in verità ha tante piccolissime sfumature, quasi impercettibili, come le differenze tra gli infiniti steli di erba in un prato |-)
Se non ti va, perché farlo?
@Macley, è vero, infatti. ma raccontare ogni giorno la lunghezza del filo d'erba non è nelle mie corde.
@Sancla, era una riflessione che mi è venuta leggendo i feed la mattina.
@Eta, mi spiace, ho cancellato il tuo commento per sbaglio, ma sì, io scelgo cosa scrivere, anche se ieri sera mi hanno dato delle informazioni interessanti da questo punto di vista, forse qualcosa lo ripenso.
"vale sempre la pena" usare la tastiera per te, indipendentemente dal "quando" che decidi di raccontare.