Vita vissuta

A 18-19 anni sei una ragazzina piena di sogni che cerca di seguire la sua propria strada.

Quando lo sono stata io non era ancora così scontato e diffuso che la propria strada fosse indicata solo dalla scelta dell’università. Il periodo era buono e tutti trovavano lavoro subito dopo la scuola superiore. Io l’ho fatto. Ho scelto di lavorare invece che studiare ancora, per vari motivi. Ma non è di questo che volevo parlare. Quello che voglio raccontare è la vita di un’altra persona, che frequentavo spesso a quell’età e che ho continuato a frequentare a fare alterne fino ad un paio di anni fa.

Il grosso problema di una ragazza che allora faceva le magistrali era già la precarietà. Fare la maestra voleva dire entrare nel giro casuale delle supplenze. E la ragazza, che aveva già una casa pagata e un fidanzato da sposare, dopo la maturità decise che lei voleva una vita tranquilla, con uno stipendio regolare e tra i molteplici annunci di lavoro, che riempivano le pagine del quotidiano locale, decise di rispondere all’inserzione di richiesta per assistente alla poltrona di un dentista, lavoro semplice, tranquillo, remunerato il giusto.

Cominciato a lavorare, la ragazza si accorse che a 20 anni non era il caso di sposarsi e di andare ad abitare in un posto un po’ fuori dal mondo, liquidò fidanzato e casa e cominciò a fare la sua vita tranquilla come assistente alla poltrona. Come tutti, trovava persone sbagliate di cui si innamorava perdutamente, si faceva maltrattare un po’ e poi tornava sulla retta via.

Fino al giorno in cui il dentista decise di chiudere l’attività.

Era passato ormai un decennio, lei non era più una ventenne e il mercato del lavoro non era più così semplice. L’unico impiego che trovò era come cameriera, aveva già fatto esperienza in una pizzeria, dove arrotondava negli ultimi anni del suo lavoro. Una nuova casa, un nuovo fidanzato, la vita che sembra riprendere i suoi binari.

Ma i conti ancora non tornano, comincia ad esserci crisi e un’altra volta il datore di lavoro decide di chiudere l’attività. Dopo 20 anni ormai il suo diploma magistrale non serve più a nulla, l’unico lavoro che può cercare è quello di cameriera e lo trova in un bar, in centro città, quello che spesso frequenta una coppia di amici, che ogni tanto mi racconta di averla vista.

Io sono due anni che non la vedo, ma se penso a lei fra 10 anni la vedo come in un film, come quelle cameriere americane un po’ attempate con il grembiulino e la brocca di caffè, che nella vita ne hanno passate molte eppure sono ancora li, nel locale a servire caffè.

No related posts.

Articoli correlati elaborati dal plugin Yet Another Related Posts.

3 Responses to Vita vissuta
  1. Eta
    marzo 10, 2009 | 10:28 am

    Sai che leggendo questo tuo post ho proprio visto le scene che descrivevi?
    Poetica. Molto poetica.

  2. stered
    marzo 10, 2009 | 10:36 am

    Eta: ma grazie

  3. francesco neri
    marzo 10, 2009 | 5:10 pm

    Ciao Stered, avrei bisogno di contattarti.
    Potresti per favore scrivermi a graziablog[at]mondadori.it ?

    Grazie!

Lascia un Commento


Wanting to leave an <em>phasis on your comment?

Trackback URL http://www.nonsogno.com/2009/03/05/vita-vissuta/trackback/