Dopo 20 anni parte seconda

Vent’anni fa in questi giorni io facevo la maturità. Era appena successa Piazza Tiananmen e una delle preoccupazioni maggiori degli studenti diciannovenni era che non uscisse come tema di attualità.

Non ricordo gli argomenti e quale scelsi io. Ricordo qualcosa della prova scritta di informatica, un programmino Pascal-like da scrivere su un foglio di carta (altri tempi).

Il giorno della maturità per me giunse un po’ come una liberazione, non perché non mi piacesse la scuola o le sue materie, anzi, ma perché significava la chiusura di un’adolescenza un po’ irrequieta. In effetti solo dopo i 20 anni sono riuscita ad avere una consapevolezza maggiore di me stessa.

Per me fu normale, quindi, chiudere il capitolo uno della mia vita ed allontanarmi dalle persone con cui avevo diviso quegli anni della mia vita.

Arrivare a 20 anni esatti e ricevere un invito per un reincontro ha scatenato sentimenti contrastanti. Da una parte non avendo mai avuto nostalgia di loro non sapevo se valeva la pena rivederli, magari così diversi da come erano una volta. Ma era anche una sfida, essendo io così diversa da come ero allora, per far vedere che le persone migliorano, a volte, dopo l’adolescenza.

E così sono andata.

Le cose che colpiscono: il fatto di non riconoscere al primo colpo la migliore amica di 5 anni; i nomi, un unico ammasso nebuoloso nella mente, che pian piano escono, anche grazie ad una lista passata di mano in mano.

Poi il racconto di cosa è successo in questi 20 anni. Compagne che hanno figli di 20 anni, la maturità rimandata all’anno dopo e il racconto di come è stata vissuta. Compagne sposate a 20 anni, con 18 anni di matrimonio alle spalle.

Alla fine della serata riguardando gli stessi volti quasi sconosciuti qualche ora prima, si rivedono gli adolescenti di allora.

Guardare il compagno che si è fatto prete, e ancora non crederci, che sia proprio quello, quello che metteva i dischi alle feste e che vestiva un po’ dark.

Ci sono quello che fanno il tuo stesso lavoro, quelli che non l’hanno mail fatto e quelli che, nauseati hanno smesso di farlo.

Alla fine, tornando a casa, mi rendo conto che aver studiato informatica  non porta necessariamente ad essere curiosi e interessati alle tecnologie. L’unica con ancora un po’ di entusiasmo nel fare certe cose ero io.

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