Visto che ci siamo resto in tema con il post precedente. E racconto una storia.
Parla di S. ma non sono io.
S. decide di cambiare lavoro.
Fa l’impiegata e quindi non dovrebbe avere problemi a trovare un nuovo impiego. Gli anni sono ancora buoni, la crisi è ancora lontana. Trova in una buona azienda, che fa parte di un gruppo importante, ci sono tutti i prerequisiti per un buon posto di lavoro.
Il primo periodo va bene e S. decide che è il momento di avere un bambino. Nello stesso tempo però l’azienda le comunica che verrà fatto un trasferimento di sede, da una città ad un’altra a 50 km di distanza. Lei resta a casa in maternità finché le è possibile, poi torna a lavorare, a 50 km di distanza, senza nessuna possibilità di trasferimento in un’altra società del gruppo rimasta nella sua città.
Il suo lavoro è da impiegata, ma la mandano a fare tutto, compreso lavorare in magazzino. Parte la mattina e torna la sera, un figlio di un anno lasciato tutto il giorno ai nonni.
Così decide di rimanere di nuovo incinta. Avrà il secondo figlio, come già pensava di avere, solo un po’ prima; per godere della maternità e non vedere per un anno l’azienda, che nel frattempo non potrà fare nulla e dovrà tenerla come dipendente.
E questo come si chiama? E’ mobbing? E’ discriminazione? Sarebbe stato lo stesso con un uomo?
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Posso dirti, per esperienza diretta, che si, sarebbe stato lo stesso con un uomo: ci sono uomini che tutti i giorni vengono trasferiti, e gli fanno fare qualunque cosa, anche cose che non c’entrano nulla con il loro lavoro.
Ne conosco più di uno.
Se ne approfittano con tutti, non solo con le donne.