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senza titolo 2

In aggiunta al post di ieri sera.

In effetti c’è qualcosa in cui sono arrivata al momento giusto.

E’ il mondo del lavoro.

Quando ho finito l’ITIS ero davanti al solito bivio, lavoro o università.Voglia di ricominciare a studiare subito non ne avevo e mi sono detta mi faccio un anno di riposo e penso a quello che voglio fare (avevo 19 anni e vivevo ancora con i miei).

Dopo un anno, così per prova ho fatto un po’ di test di accesso a corsi finanziati dalla regione. Visto che ero stata ammessa ho cominciato a frequentare uno dei corsi e dopo la teoria ho fatto lo stage in un’azienda. Allora dopo lo stage era molto facile che l’azienda assumesse e mi hanno proposto un contratto di formazione lavoro. Era il 1991 e io avevo 21. Il mio primo stipendio è stato di 1.200.000 lire.

In 18 anni di lavoro sono stata in 3 aziende, nella prima ho lavorato 10 anni, poi sono stata in uno sbaglio per 6 mesi e qui sono arrivata ad 8 anni.

Che bello si potrebbe dire. Sì che bello, ho uno stipendio decente.

Ma dopo 18 anni non ne posso più di fare questo lavoro.

Senza titolo

Ci sono delle mattine in cui mi sveglio e non vorrei essere quella che sono. Vorrei sapere qualcosa e riuscire a parlarne senza apparire ridicola. Non avere questa specie di blog personale in cui parlo solo di fatti miei. Riuscire invece a comunicare qualcosa di unico o anche di riciclato, ma in maniera diversa.

Ci penso, quando leggo i post di altri, al perché non riesco a farlo, a cosa mi manca per riuscire a farlo. E, forse, quello che mi manca è il tempismo. Non sono mai arrivata al momento giusto. Ho tardato su tutto e ora non ho niente di nuovo da dire.

Contest

Una delle mie magliette partecipa al contest di Catepol. Se vi piace da lunedì, votatela.

(Sì, lo so non sono brava ad ingraziarmi voti)

Diario di scuola

Apro uno dei diari di scuola. E’ quello di quinta.
La copertina della Best Company. E’ stato quello l’anno più conformista della mia vita? Forse no.
La prima foto che vedo quando lo apro è quella di Sid Vicious.
Poi una pagellina di Radio Deejay, un compito di inglese, un numero di telefono, una foto di un giovane Tom Hanks.
La radiografia di 3 denti.
L’invito ad una festa al Lido di Torri, il primo ottobre 1988.
Della carta per stampante ad aghi.
L’orario delle lezioni, sistemi, elettronica, informatica, matematica, calcolo e statistica, italiano, storia.
Testi di canzoni, poesie, appunti, compiti, ritagli, foto.
La dedica della mia migliore amica , da un anno già insieme a quello che è ancora suo marito.
Le tante delusioni d’amore.
Odore di muffa.
Un articolo che inizia con “I ragazzi dell’88 tutti casa, denaro e carriera. Posseggono l’automobile, l’hifi, il personal computer”…

Dopo 20 anni parte seconda

Vent’anni fa in questi giorni io facevo la maturità. Era appena successa Piazza Tiananmen e una delle preoccupazioni maggiori degli studenti diciannovenni era che non uscisse come tema di attualità.

Non ricordo gli argomenti e quale scelsi io. Ricordo qualcosa della prova scritta di informatica, un programmino Pascal-like da scrivere su un foglio di carta (altri tempi).

Il giorno della maturità per me giunse un po’ come una liberazione, non perché non mi piacesse la scuola o le sue materie, anzi, ma perché significava la chiusura di un’adolescenza un po’ irrequieta. In effetti solo dopo i 20 anni sono riuscita ad avere una consapevolezza maggiore di me stessa.

Per me fu normale, quindi, chiudere il capitolo uno della mia vita ed allontanarmi dalle persone con cui avevo diviso quegli anni della mia vita.

Arrivare a 20 anni esatti e ricevere un invito per un reincontro ha scatenato sentimenti contrastanti. Da una parte non avendo mai avuto nostalgia di loro non sapevo se valeva la pena rivederli, magari così diversi da come erano una volta. Ma era anche una sfida, essendo io così diversa da come ero allora, per far vedere che le persone migliorano, a volte, dopo l’adolescenza.

E così sono andata.

Le cose che colpiscono: il fatto di non riconoscere al primo colpo la migliore amica di 5 anni; i nomi, un unico ammasso nebuoloso nella mente, che pian piano escono, anche grazie ad una lista passata di mano in mano.

Poi il racconto di cosa è successo in questi 20 anni. Compagne che hanno figli di 20 anni, la maturità rimandata all’anno dopo e il racconto di come è stata vissuta. Compagne sposate a 20 anni, con 18 anni di matrimonio alle spalle.

Alla fine della serata riguardando gli stessi volti quasi sconosciuti qualche ora prima, si rivedono gli adolescenti di allora.

Guardare il compagno che si è fatto prete, e ancora non crederci, che sia proprio quello, quello che metteva i dischi alle feste e che vestiva un po’ dark.

Ci sono quello che fanno il tuo stesso lavoro, quelli che non l’hanno mail fatto e quelli che, nauseati hanno smesso di farlo.

Alla fine, tornando a casa, mi rendo conto che aver studiato informatica  non porta necessariamente ad essere curiosi e interessati alle tecnologie. L’unica con ancora un po’ di entusiasmo nel fare certe cose ero io.

Dopo 20 anni

Dopo 20 anni le persone di solito sono cambiate. Che poi bisogna capire di quali 20 anni si parla. dalla nascita ai 20 il cambiamento è enorme. Dai 20 ai 40 dipende.

Io sono cambiata sì, sicuramente sono una persona migliore adesso di quando avevo 20 anni. La mia vita adulta è stata tutta uno smussare ed addolcire. Se sono difficile adesso, non voglio ricordare come ero allora.

Sono cambiata anche fisicamente. Sul mio flickr ci sono delle foto di 15 anni fa. L’unica che ho a portata di mano dei 20 è quella sulla patente. Sicuramente confrontandomi con quella sono cambiata, anche se la pettinatura è la stessa, gli occhi sono gli stessi, il broncio è sempre quello.

Stasera vedrò come sono cambiate persone che non vedo da 20 anni. Sarà come una foto di classe, tutti insieme.

Io spero di essere quella invecchiata bene.

post di carta

Quelli che riescono a scrivere un post al giorno, io li invidio.

A volte mi viene in testa un abbozzo di post, ma poi non riesco a trovare il tempo per mettermi davanti all’editor e scrivere qualcosa di decente. Altre volte è un flusso di parole. In questo caso prendo la penna e il primo foglio e scrivo. Spesso scrivo la sera e la mattina le stesse parole mi sembrano inutili, quasi che dormirci sopra le renda piatte e inespressive.

L’ho fatto pochi giorni fa, il mio post di carta è ancora nel comodino, il prossimo giro lo butto con la raccolta della carta.

Flusso

Del perché, nonostante non abbia dei buoni contenuti, continuo a tenere un blog, mi sembra di averlo spiegato abbastanza bene nel precedente post.

Del perché usi molto di più alcuni social network provo a spiegarlo in questo.

Forse è legato a quel plugin nascosto che rende più socievole quando si è dietro una tastiera, anche perché quando non ho una tastiera davanti non è che socievole lo sono proprio tanto.

Che poi devo fare delle distinzioni. Twitter non mi piace, come non mi piacciono gli sms, anche se normalmente cerco di essere sintetica, non lo sono così tanto. Facebook è solo una vetrina in cui espongo solo parte del mio lifestream, per evitare che certe parti della vita reale passino in quella virtuale.

Friendfeed è diventato la mia seconda casa.

Puoi chiedere consigli di ogni tipo, dalla tecnologia alla moda, puoi postare foto e farti ammirare. Puoi farti consolare quando sei triste, condividere la tua allegria quando sei felice. Puoi trovare un letto per la notte o un passaggio per un luogo.

Io, ultimamente, ho messo il lucchetto perché, a volte, mi viene un po’ da sfogarmi, e invece di urlare nella mia testa, urlo con la tastiera.  E non mi piace che le mie urla vengano indicizzate da un motore di ricerca.

A volte su Friendfeed ti puoi anche sentire solo, quando, una cosa che posti passa inosservata nel flusso veloce.

Ambienti

Io ho un blog che aggiorno poco. Poi ho un altro blog (da ieri ne ho altri due da seguire) che non è mio e su cui non scrivo quasi mai, ma che sto cercando di trasformare in un CSM per la gestione della mia picola community. E’ proprio quando tento di reprimerla ecco che torna fuori prepotente la mia anima di tecnico. Cerco, installo, verifico finché non sono contenta del risultato. La mia piccola community deve essere guidata per poter fare cose il più semplicemente possibile. E quando non trovo quello che mi serve torna fuori la mia anima di sviluppatore: se non c’è me la posso fare. Non avendo grande esperienza però devo fare delle prove: perdonatemi per me il blog non è un ambiente di produzione (contenuti) è un ambiente di test.

Viaggio 2009

Io fra 4 giorni parto. Quello che per molti è semplice routine per me è il Viaggio, la mia vera settimana di ferie dell’anno, quella che tiriamo fuori a spizzichi e bocconi da quello che resta dopo la rata del mutuo. Le altre, quelle estive, se le farò sarà solo perché c’è una mansarda in montagna in cui posso passare alcuni giorni senza pagare nulla.

La destinazione è Londra. Una città che non ho mai visto. Ma in effetti non ho visto molto, i primi 30 anni della mia vita non sono praticamente uscita dall’Italia. Poi mi sono un po’ rifatta, ma mi manca molto. Per me ogni viaggio è quindi una scoperta.

I giorni prima della partenza divento un po’  ossessiva, cerco di pianificare tutto e per gli ultimi viaggi fatti la rete è diventata la mia migliore amica. Inoltre sono una pianificatrice, quindi cerco di organizzare le giornate prima del loro svolgimento, anche se poi niente avviene esattamente come ho previsto, sapere cosa mi aspetta mi rassicura. 

Leggo le guide, stampo mappe e appunti presi. Carico sempre tutto sul palmare di turno, per avere una copia di tutto. Questa volta sarò anche connessa con il BlackBerry perché potrò utilizzare la mia naviga3 tramite 3 UK. 

Comincio a fare gli abbinamenti e preparo la mia valigia virtuale. Riempio piccoli flaconi e divido le medicine. 

Tutto deve essere sotto il mio stretto controllo altrimenti entro in panico, quindi mi focalizzo sulla partenza cercando di procastinare il resto. 

Forse sono un po’ insicura, ma solo così riesco poi a godere appieno della vacanza.