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La palla che lava

Da Luglio il nostro bucato è passato attraverso vari stadi di utilizzo di detersivi ed affini.

Il primo passo è stato il detersivo alla spina per evitare il contenitore di plastica.

Il secondo passo è stato il detersivo alla spina biologico, con tensioattivi di origine vegetale, in modo da tentare di avere un impatto ambientale non più legato alla chimica, ma solo a materie vegetale, più biodegradabili.

Il terzo passo è quello di non usare più i detersivi ma strumenti alternativi. Nel mezzo la prova delle noci di saponina, che se da una parte sono completamente vegetali, dall’altra il loro commercio sembra contribuire al disboscamento dell’India.

Da qualche giorno sto facendo il bucato con la Biowashball

La biowashball è una palla di plastica con all’interno delle sfere di ceramica.

La descrizione sul sito recita:

“Rispetto ad un processo di lavaggio normale, la sfera di lavaggio Biowashball diminuisce i rischi di allergia correlati con i detersivi, elimina i microrganismi, apporta benessere, fa risparmiare e preserva la natura.

- Benessere: nessun effetto secondario dovuto ai residui di detersivo sulla biancheria.

- Antibatterica: sopprime i microrganismi patogeni.

- Economica: elimina l’uso dei detersivi (circa 1000 € di risparmio in 3 anni su una base di un lavaggio/giorno), risparmio di elettricità (lavaggio a una temperatura massima di 50° per tutta la biancheria, anche quella bianca).

- Ecologica (senza fosfati): preservazione dell’acqua e delle falde freatiche.

- La Biowashball è una sfera di lavaggio che rappresenta un’alternativa duratura all’utilizzo della palma da sapone indiana (frutto del Sapindus Mukorossis) il cui uso intensivo è attualmente all’origine di una deforestazione in massa delle foreste dell’India e del Nepal.

La Biowashball è stata inserita nella guida degli ecoprodotti.”

Ho provato la palla con vari tipi di bucato, il primo che ho fatto era composto da t-shirt bianche, camicie maschili ed asciugamani chiari. Uno degli asciugamani era macchiato di sangue. All’uscita dalla lavatrice le magliette e le camicie erano pulite, l’asciugamano aveva ancora gli aloni delle macchie, ma non sono mai riuscita a togliere macchie del genere solo con il detersivo, considerando che i miei lavaggi non superano MAI i 40° C .

Non ho usato ammorbidenti, non ho usato anticalcare, solo le prime volte il 1/5 di detersivo indicato nelle istruzioni. Nelle ultime neanche quello.

Per il bucato normale di due persone adulte che non sporcano in maniera particolare i vestiti, il risultato è paragonabile ai quello ottenuto nei miei bucati con detersivo in acqua tiepida o fredda che faccio da ormai anni.

Ovviamente se si è abituati allo spreco di lavare in acqua calda e si vuole il bianco che più bianco non si può, non si avrà lo stesso risultato, perchè non c’è chimica e non ci sono sbiancanti ottici.

La palla non è in vendita in Italia (tanto per cambiare), l’unico modo per acquistarla è il sito internet che ho indicato, ad un costo di 35€ più 7 di spedizione o tramite eBay.

UPDATE 25 Novembre 2008

Aggiungo qui, dopo un mese di utilizzo, alcune considerazioni.

Per il cotone bianco ho smesso di usare la sola palla. Mi sono resa conto che certi capi di abbigliamento non riuscivano ad essere abbastanza puliti (non bianchi).

Io sto utilizzando una palla per una lavatrice da 5 Kg. Non so se il problema potrebbe essere risolto con due palle, in questo momento alterno o aggiungo del detersivo biologico a tutti i lavaggi che sto facendo.

Creatività

Creatività per me è sempre stata una parola un po’ astratta.

Diciamo che nelle faccende che richiedono manualità mi trovo meglio a cambiare una presa ad un phon che a disegnare o a modellare.

Le prime cose che ricordo dei lavoretti di bambina sono stati il ricamo, l’uncinetto e il lavoro a maglia.
Il ricamo è durato ben poco per il groviglio di fili (stavo per dire di cavi, deformazione professionale) che mi dovevo ritrovare a gestire.
L’uncinetto era la mania della nonna, cercava sempre di insegnarmelo e io puntualmente mi dimenticavo tutto.
Il lavoro a maglia era la passione di mamma invece. Cercò di insegnarmi verso l’inizio dell’adolescenza. L’unica cosa di cui ho ricordo di allora è un maglione nero che ho usato durante il mio periodo dark e venni supportata nella gestione del collo dei polsini e dell’innesto maniche, perchè più di una cosa dritta non sapevo fare. Qualche anno fa ho voluto riprovare con una sciarpa. E’ una sciarpa molto artigianale, si allarga e si restringe a seconda del numero di punti che prendevo nel ferro…

In compenso a 12 anni avevo smontato e rimontato il mio stereo e facevo enormi astronavi di lego per mio fratello di 6 anni.

Approdata all’ITIS ho avuto qualche problema con il disegno tecnico del biennio e con la chimica della seconda, ma in terza nessun problema appena messo mano su una tastiera…

Per anni, dopo la scuola sono rimasta fedele ai miei principi. Ok per il cacciavite, un po’ meno con il saldatore, e vita alla tastiera.

Le prima avvisaglie di un nuovo corso le ebbi a fine 2002, dopo un intervento che mi bloccò a casa per 3 mesi. E pensai “pasta al sale”. Non avevo in mente un corso di cucina, ma un libro in cui c’era delle splendide decorazioni fatte con questo impasto che viene poi cotto per indurirlo. L’unica cosa decente che produssi furono delle decorazioni per l’albero di natale fatte con gli stampini per i biscotti…

E arriviamo al 2003.
Casa nuova, tanto spazio rispetto a quella precedente. Da piccola voleva fare l’architetto, da grande darò finalmente spazio alla mia creatività facendo la sistematrice di interni… Metro alla mano per cercare la soluzione migliore. Ogni 6 mesi circa.
La prima grande opera doveva essere l’apertura di una porta da una parte e la chiusura dall’altra… Ora non c’è più la parete.
Uno dei difetti della casa è l’entrata direttamente in soggiorno, con la porta in mezzo ad una parete. Mettiamo che un’altra parete è praticamente solo portafinestra, una l’abbiamo buttata giù e sull’ultima c’è la scala in legno per salire in mansarda.
Volevo più parete e soprattutto volevo un ingresso. Da 3 anni c’è una parete (autoprodotta) in cartongesso (e quasi comincio ad esserne stufa…)

In questo periodo mi sto portando verso lavori meno elaborati (per finire la parete in cartongesso ci sono voluti i weekend di 2 mesi).

Il primo progetto, quasi finito, è l’interpretazione in legno della libreria di design. Proporzione costo 1:10.

Ora sto cominciando a lavorare al secondo progetto, la poltrona di cuscini. Anche questa è un’interpretazione con una proporzione costo di circa 1:10. Il problema più grosso è trovare il materiale per ricreare il contenitore dei cuscini. Pensavo a quelle tovaglie di plastica trasparente, ma finorà ne ho trovate solo con enormi fiori stampati.

Cucire dritto ora non è più un problema, da quando ho comprato la macchina, riesco a fare anche l’orlo ai pantaloni