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Bivio

Ho fatto qualche passo in una direzione, poi sono tornata indietro e ne ho fatti degli altri in un’altra. Poi sono di nuovo tornata indietro e mi sono posta davanti a questo bivio. E’ un bivio che voglio percorrere in entrambe le direzioni.

Mi sono imbattuta per caso in un articolo sul giornale locale, per un laboratorio di sensibilizzazione alle competenze imprenditoriali, un servizio sperimentale di orientamento all’autoimprenditoria fatto dalla provincia di Verona. Ho preso al volo questa possibilità di capire se le mie idee possono avere un seguito o se sono solo illusioni a cui dovrei rinunciare, e da lunedì ho cominciato questa serie di incontri.

Il primo a cui ho partecipato mi ha messo davanti alle diverse realtà con cui si scontrano le persone che vogliono fare un passo del genere.

Molti sono quelli che per vari motivi vogliono aprire un locale. L’idea è mi licenzio e mi apro un bar. L’unico che mi ha veramente colpito, però è quello che vuole aprire un café letterario, con le idee abbastanza chiare, su questa libreria con bar annesso. Sarà forse colpa del papyrus café di Roma, dove ho cenato e sfogliato libri una sera.

I più particolari che ho trovato sono stati la mamma che prima della maternità faceva la ricercatrice in un’azienda privata e tornata si è trovata ad etichettare provette e che pensa che facendo la consulente potrebbe ancora utilizzare le sue competenze; il ragazzo di 23 anni, lavoratore da 4 anni, uscito dall’ITIS e che ha subito trovato impiego ma che ha come sogno di rilevare la cartoleria nel suo paese.; il signore di 49 anni che non trova possibilità come dipendente e che quindi segue un percorso per cominciare a lavorare da solo; la ragazza segretaria di direzione che non riesce a sostenere l’impegno che il ruolo comporta e vuole fare l’agente immobiliare tra l’Austria e la Germania e l’Italia.

Poi ci sono io, forse quella con le idee più chiare, con i miei due progetti e la voglia di portare avanti entrambi.

Vedremo alla fine di questo percorso se riuscirò a far diventare il bivio una strada unica.

Direzioni

Sto cominciando a guardare in qualche direzione.

Il problema è che nel pensare a cosa mi piacerebbe fare è uscita una specie di vena creativa che sto seguendo in questi giorni. Per questo non sono stata molto online, è difficile seguire mentre si sta utilizzando un trapano.

E mentre usavo il trapano ho pensato di voler condividere quello che stavo facendo, così ho aperto un nuovo blog e l’ho chiamato recreathing. Ci posterò le mie creazioni e tutto quello che mi colpisce nell’arte del rinnovo e del riciclo.

Mi sto anche muovendo in un’altra direzione, conseguenza diretta del mio stile di vita e di appartenenza al GAS. Quando si partecipa attivamente ad un GAS si entra in una rete che coinvolge tutti i gas della zona. Questo permette di conoscere persone che fanno cose diverse e quindi di rivolgersi a loro quando serve una consulenza.

Qualcuno ha cominciato a rivolgersi a me perché sono l’esperta informatica e quindi posso aiutare nella gestione, visto che lo faccio per il mio GAS. Poi da cosa nasce cosa e si comincia a passare ad altre richieste.

Nello stesso tempo ci sono anche le mie “vecchie” competenze che tornano fuori.

Insomma sono come ad un incrocio. Non so ancora qual è la direzione, e, soprattutto, se voglio scegliere.

Nuovo anno

E’ il due di gennaio e questo è un post che non è legato ad inizio o fine anno. Non è un post di bilanci o di previsioni. Anche se per me questa è stata veramente una sessione fine-inizio, il mio fine anno è stato il 30 novembre, il mio inizio anno è a data da destinarsi. Io sono in un limbo, in una bolla.

E’ che a volte mi sento fuori tempo, asincrona. Legata per troppo tempo ad un ambiente, ad una release. E l’aggiornamento in questo caso non è solo di versione.

Per la prima volta, però, ho la possibilità di fare qualcosa di diverso da quello che ho fatto anno dopo anno senza interruzioni.

Leggo di persone che hanno progetti e liste, di persone che fanno tesoro di tutto quello che è stata la loro vita per continuare, di persone che hanno saputo reinventarsi nonostante le difficoltà. (*)

Io non ho nulla alle spalle con cui confrontarmi per poter reinventarmi, non ho delle qualità nascoste da tirar fuori da un cilindro per poter fare qualcosa di diverso. Eppure devo riuscire a cambiare direzione. Ci sono giorni in cui mi verrebbe voglia di rompere le scatole a tutti per avere dei consigli, ma, poi, prevale la mia solita indole e lascio perdere.

(*) non ho messo i link perché non mi piace, ma i post in questione sono da leggere.

natale 2009

Riproporrei il post dell’anno scorso, se non fosse che devo rettificare alcuni punti.

Quest’anno i regali sono stati fatti tutti dopo il 20 di questo mese, anche se ero a casa.

Il pranzo di domani sarà per 6 e cucinerò solo l’arrosto (santa mamma e suoi pasticci – lasagne al forno – per i non veneti).

Per il resto ribadisco il terzo punto. Chi sa che ci tengo, lo sa anche senza un sms seriale o una mail banale.

Auguri.

Nuova vita?

Primi giorni senza un lavoro.
Per ora mi sembra di fare uno di quei periodi di ferie lunghe in cui non si è pianificato nessun viaggio e si resta a casa indecisi tra il non fare nulla e lo sensazione di non fare quello che si dovrebbe fare. Un imprinting dato da anni a gestire sempre la stessa routine.
In questi giorni mi sento vuota, fuori da ogni conversazione, mi autoescludo da tutto quello che è social.
Un momento di transizione fino a fine anno. Poi arriva capodanno e si devono pensare i soliti buoni propositi. Io quello per il prossimo anno ce l’ho già. Evolvere.
Anche se, quando mi chiedono cosa farò, mi viene un attimo di panico e da rispondere non lo so. Poi mi riprendo e trovo un modo per spiegare che per ora provo a studiare qualcosa di nuovo. E’ un percorso a vista, non so mai quando arriverà la prossima curva, e non ho neppure una mappa per orientarmi prima.

Routine

Qui i giorni scorrono, in un finale che è come di attesa. Attesa che diventi qualcosa di diverso. Fine della routine che per ogni giorno lavorativo mi ha accompagnata in questi anni.

Sarà sempre come un sabato in cui ti svegli e pigramente decidi di fare qualcosa? Oppure diventerà una nuova routine, in cui pianificare come trascorrere le giornate per evitare di ciondolare indolente per tutto il tempo?

Nel dubbio comincio da Dicembre, con un ponte lungo in cui me ne andrò in montagna e giorni di festa in cui stare a casa in due, così avrò tutto il tempo di capire come resettare e reimpostare la mia vita.

Cambiamento

E così l’ho fatto. Venerdì ho firmato.
Ancora un mese scarso e la mia vita diventerà un po’ diversa da quella che è stata gli ultimi 18 anni.
Per la prima volta nella mia vita lavorativa non sono più una dipendente. Almeno per un periodo non dipenderò più da nessuno, se non da me.
Avrò il tempo di provare, di studiare, di capire.
Come una crisi di mezz’età ma al contrario. Quello che voglio è cercare di continuare quella che sarà ancora una lunga vita lavorativa in un modo diverso.
Forse fallirò. Forse mi dovrò arrendere e tornare indietro. O forse riuscirò a fare qualcosa di diverso.
I dubbi sono tanti e le certezze poche, ma di una cosa sono sicura, della scelta fatta.

Tracce volatili

Mi hanno detto che scrivo pochino.

E’ vero, è che vorrei riuscire a scrivere qualcosa sia qui che di la, ma non riesco  a focalizzarmi abbastanza su degli argomenti validi, che non siano i soliti.

Colpa di una vita abbastanza monotona, di cui non vorrei parlare ancora, in cui le uniche accelerate avvengono nei weekend in cui si va via.

Potrei raccontare di quando vado via, ci sono stati i 4 giorni di Madrid, ma è come se le sensazioni sfuggano dalla tastiera, una volta vissute. Forse dovrei portare sempre un taccuino e una penna in borsa, per provare a raccoglierle quando si affacciano alla mente e non provare a ripescarle nella memoria dopo tempo,quando ormai sono solo una traccia volatile nei miei pensieri di ogni giorno.

Arrivata a metà della tortura

Io non amo l’estate, non amo esibire pezzi di pelle lattea, nascondermi dal sole e sudare comunque.

Sarà perché sono di gennaio, sarà perché sono metà trentina, ma io vivo meglio d’inverno.  Anche un clima dolce primaverile e autunnale non mi dispiace. Ma il periodo che va da metà giugno a metà settembre per me è una tortura. Ci ho anche provato ad abbronzarmi, ma dopo 15 giorni di mare e sole divento color patatina fritta e dopo 2 giorni dal ritorno in città torno al colore di sempre. Quando va bene. Quando va male comincio a sfogliarmi a più strati.

Il mio fototipo dice “non esporre alla luce del sole”

Non amo svestirmi al sole. Trovare dei vestiti adatti all’afa padana è sempre un problema e con i piedi gonfi non riesco a mettere altro che ciabattine, con conseguente distruzione di dita e unghie dei piedi.

Per non parlare dei capelli. Che belli i capelli lisci, sono subito a posto. Peccato che se si lasciano asciugare all’aria si diventi la versione vivente di un mocio vileda. Magari pocciare la testa nell’acqua del secchio potrebbe essere una soluzione.

Poi ci sono le zanzare, una volta era solo di notte, ora ci sono anche di giorno.

In una stanza con 20 persone, non hanno dubbi , io sono il pasto migliore. Ma anche se sono da sola e ricoperta dalla testa ai piedi di autan continuerannno a giorarmi intorno, fino a scoprire il pezzettino di pelle non trattato a dovere e pungere consecutivamente per almeno 3-4 volte.

senza titolo 2

In aggiunta al post di ieri sera.

In effetti c’è qualcosa in cui sono arrivata al momento giusto.

E’ il mondo del lavoro.

Quando ho finito l’ITIS ero davanti al solito bivio, lavoro o università.Voglia di ricominciare a studiare subito non ne avevo e mi sono detta mi faccio un anno di riposo e penso a quello che voglio fare (avevo 19 anni e vivevo ancora con i miei).

Dopo un anno, così per prova ho fatto un po’ di test di accesso a corsi finanziati dalla regione. Visto che ero stata ammessa ho cominciato a frequentare uno dei corsi e dopo la teoria ho fatto lo stage in un’azienda. Allora dopo lo stage era molto facile che l’azienda assumesse e mi hanno proposto un contratto di formazione lavoro. Era il 1991 e io avevo 21. Il mio primo stipendio è stato di 1.200.000 lire.

In 18 anni di lavoro sono stata in 3 aziende, nella prima ho lavorato 10 anni, poi sono stata in uno sbaglio per 6 mesi e qui sono arrivata ad 8 anni.

Che bello si potrebbe dire. Sì che bello, ho uno stipendio decente.

Ma dopo 18 anni non ne posso più di fare questo lavoro.