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	<title>NonSogno &#187; storie</title>
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		<title>Decisioni</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 10:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stered</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>
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		<description><![CDATA[Visto che ci siamo resto in tema con il post precedente. E racconto una storia. Parla di S. ma non sono io. S. decide di cambiare lavoro. Fa l&#8217;impiegata e quindi non dovrebbe avere problemi a trovare un nuovo impiego. Gli anni sono ancora buoni, la crisi è ancora lontana. Trova in una buona azienda, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto che ci siamo resto in tema con il post precedente. E racconto una storia.</p>
<p>Parla di S. ma non sono io.</p>
<p>S. decide di cambiare lavoro.</p>
<p>Fa l&#8217;impiegata e quindi non dovrebbe avere problemi a trovare un nuovo impiego. Gli anni sono ancora buoni, la crisi è ancora lontana. Trova in una buona azienda, che fa parte di un gruppo importante, ci sono tutti i prerequisiti per un buon posto di lavoro.</p>
<p>Il primo periodo va bene e S. decide che è il momento di avere un bambino. Nello stesso tempo però l&#8217;azienda le comunica che verrà fatto un trasferimento di sede, da una città ad un&#8217;altra a 50 km di distanza. Lei resta a casa in maternità finché le è possibile, poi torna a lavorare, a 50 km di distanza, senza nessuna possibilità di trasferimento in un&#8217;altra società del gruppo rimasta nella sua città.</p>
<p>Il suo lavoro è da impiegata, ma la mandano a fare tutto, compreso lavorare in magazzino. Parte la mattina e torna la sera, un figlio di un anno lasciato tutto il giorno ai nonni.</p>
<p>Così decide di rimanere di nuovo incinta. Avrà il secondo figlio, come già pensava di avere, solo un po&#8217; prima; per godere della maternità e non vedere per un anno l&#8217;azienda, che nel frattempo non potrà fare nulla e dovrà tenerla come dipendente.</p>
<p>E questo come si chiama? E&#8217; mobbing? E&#8217; discriminazione? Sarebbe stato lo stesso con un uomo?</p>


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		<title>Vita vissuta</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 15:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stered</dc:creator>
				<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[A 18-19 anni sei una ragazzina piena di sogni che cerca di seguire la sua propria strada. Quando lo sono stata io non era ancora così scontato e diffuso che la propria strada fosse indicata solo dalla scelta dell&#8217;università. Il periodo era buono e tutti trovavano lavoro subito dopo la scuola superiore. Io l&#8217;ho fatto. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>A 18-19 anni sei una ragazzina piena di sogni che cerca di seguire la sua propria strada.</p>
<p>Quando lo sono stata io non era ancora così scontato e diffuso che la propria strada fosse indicata solo dalla scelta dell&#8217;università. Il periodo era buono e tutti trovavano lavoro subito dopo la scuola superiore. Io l&#8217;ho fatto. Ho scelto di lavorare invece che studiare ancora, per vari motivi. Ma non è di questo che volevo parlare. Quello che voglio raccontare è la vita di un&#8217;altra persona, che frequentavo spesso a quell&#8217;età e che ho continuato a frequentare a fare alterne fino ad un paio di anni fa.</p>
<p>Il grosso problema di una ragazza che allora faceva le magistrali era già la precarietà. Fare la maestra voleva dire entrare nel giro casuale delle supplenze. E la ragazza, che aveva già una casa pagata e un fidanzato da sposare, dopo la maturità decise che lei voleva una vita tranquilla, con uno stipendio regolare e tra i molteplici annunci di lavoro, che riempivano le pagine del quotidiano locale, decise di rispondere all&#8217;inserzione di richiesta per assistente alla poltrona di un dentista, lavoro semplice, tranquillo, remunerato il giusto.</p>
<p>Cominciato a lavorare, la ragazza si accorse che a 20 anni non era il caso di sposarsi e di andare ad abitare in un posto un po&#8217; fuori dal mondo, liquidò fidanzato e casa e cominciò a fare la sua vita tranquilla come assistente alla poltrona. Come tutti, trovava persone sbagliate di cui si innamorava perdutamente, si faceva maltrattare un po&#8217; e poi tornava sulla retta via.</p>
<p>Fino al giorno in cui il dentista decise di chiudere l&#8217;attività.</p>
<p>Era passato ormai un decennio, lei non era più una ventenne e il mercato del lavoro non era più così semplice. L&#8217;unico impiego che trovò era come cameriera, aveva già fatto esperienza in una pizzeria, dove arrotondava negli ultimi anni del suo lavoro. Una nuova casa, un nuovo fidanzato, la vita che sembra riprendere i suoi binari.</p>
<p>Ma i conti ancora non tornano, comincia ad esserci crisi e un&#8217;altra volta il datore di lavoro decide di chiudere l&#8217;attività. Dopo 20 anni ormai il suo diploma magistrale non serve più a nulla, l&#8217;unico lavoro che può cercare è quello di cameriera e lo trova in un bar, in centro città, quello che spesso frequenta una coppia di amici, che ogni tanto mi racconta di averla vista.</p>
<p>Io sono due anni che non la vedo, ma se penso a lei fra 10 anni la vedo come in un film, come quelle cameriere americane un po&#8217; attempate con il grembiulino e la brocca di caffè, che nella vita ne hanno passate molte eppure sono ancora li, nel locale a servire caffè.</p>


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