Category Archives: Vita domestica

Direzioni

Sto cominciando a guardare in qualche direzione.

Il problema è che nel pensare a cosa mi piacerebbe fare è uscita una specie di vena creativa che sto seguendo in questi giorni. Per questo non sono stata molto online, è difficile seguire mentre si sta utilizzando un trapano.

E mentre usavo il trapano ho pensato di voler condividere quello che stavo facendo, così ho aperto un nuovo blog e l’ho chiamato recreathing. Ci posterò le mie creazioni e tutto quello che mi colpisce nell’arte del rinnovo e del riciclo.

Mi sto anche muovendo in un’altra direzione, conseguenza diretta del mio stile di vita e di appartenenza al GAS. Quando si partecipa attivamente ad un GAS si entra in una rete che coinvolge tutti i gas della zona. Questo permette di conoscere persone che fanno cose diverse e quindi di rivolgersi a loro quando serve una consulenza.

Qualcuno ha cominciato a rivolgersi a me perché sono l’esperta informatica e quindi posso aiutare nella gestione, visto che lo faccio per il mio GAS. Poi da cosa nasce cosa e si comincia a passare ad altre richieste.

Nello stesso tempo ci sono anche le mie “vecchie” competenze che tornano fuori.

Insomma sono come ad un incrocio. Non so ancora qual è la direzione, e, soprattutto, se voglio scegliere.

I fatti miei

A volte mi chiedo se dovrei scrivere più spesso sul blog dei fatti miei. Non so, proprio come un personal log, la trasformazione di tutte le agende cartacee che stanno in uno scatolone nel sottotetto. Ho smesso quel tipo di diario circa 10 anni fa, in uno dei passaggi della mia vita. Quando sono andata a vivere da sola, ho deciso che forse era ora di voltare pagina, letteralmente, e chiudere la copertina dell’ultimo quaderno. 

Quindi no, non ho nessuna voglia di parlare di come vanno quelle giornate che sono sempre uguali, quelle in cui la sveglia suona sempre alla stessa ora, per otto ore si svolgono in ufficio e nelle successive cinque a casa. Non c’è nulla di originale o di interessante in queste giornate qui, nulla per cui vale la pena perdere tempo ad usare la tastiera.

Un passo alla volta

Sono stata 3 giorni a casa in malattia. Più i due del weekend passato, fanno 5 giorni in cui, a parte i malesseri vari, sono stata sul divano, davanti al portatile, a fare tutt’altro rispetto a quello che faccio ogni giorno.

Mi sono divertita a creare qualcosa da zero, a cercare di capire le esisgenze di un gruppo.

Ho faticato, e non poco, nel mettermi nei panni dell’utente medio del gruppo,  per cercare di fare qualcosa che l’utente potesse usare. Io vorrei che tutti sapessero usare la tecnologia per quello che è per me, una facilitazione nella vita quotidiana, e invece mi rendo conto che per molti è ancora qualcosa di distante, non una scorciatoia, ma un ostacolo.

Nel virtuale è tutto facile, basta un attimo per avere accesso agli strumenti che si desiderano. Nel reale la maggior parte di questi strumenti non è conosciuta. Quello che per me è un linguaggio assolutamente comprensibile, per molti è solo un accozzaglia di parole senza senso.

Vanno fatti piccoli passi alla volta per riuscire ad arrivare a coprire una distanza minima.

E’ una soddisfazione quindi essere riuscita ad arrivare a far compiere il primo passo. Evitare di far girare il cartaceo. Centralizzare le richieste in un unico punto. E da dietro le quinte tirare le fila per fare in modo che non si perdano per strada.

Forse ho capito cosa mi piacerebbe fare da grande, ma per ora mi accontento di farlo nel mio piccolo gruppo, per puro divertimento.

La palla che lava

Da Luglio il nostro bucato è passato attraverso vari stadi di utilizzo di detersivi ed affini.

Il primo passo è stato il detersivo alla spina per evitare il contenitore di plastica.

Il secondo passo è stato il detersivo alla spina biologico, con tensioattivi di origine vegetale, in modo da tentare di avere un impatto ambientale non più legato alla chimica, ma solo a materie vegetale, più biodegradabili.

Il terzo passo è quello di non usare più i detersivi ma strumenti alternativi. Nel mezzo la prova delle noci di saponina, che se da una parte sono completamente vegetali, dall’altra il loro commercio sembra contribuire al disboscamento dell’India.

Da qualche giorno sto facendo il bucato con la Biowashball

La biowashball è una palla di plastica con all’interno delle sfere di ceramica.

La descrizione sul sito recita:

“Rispetto ad un processo di lavaggio normale, la sfera di lavaggio Biowashball diminuisce i rischi di allergia correlati con i detersivi, elimina i microrganismi, apporta benessere, fa risparmiare e preserva la natura.

- Benessere: nessun effetto secondario dovuto ai residui di detersivo sulla biancheria.

- Antibatterica: sopprime i microrganismi patogeni.

- Economica: elimina l’uso dei detersivi (circa 1000 € di risparmio in 3 anni su una base di un lavaggio/giorno), risparmio di elettricità (lavaggio a una temperatura massima di 50° per tutta la biancheria, anche quella bianca).

- Ecologica (senza fosfati): preservazione dell’acqua e delle falde freatiche.

- La Biowashball è una sfera di lavaggio che rappresenta un’alternativa duratura all’utilizzo della palma da sapone indiana (frutto del Sapindus Mukorossis) il cui uso intensivo è attualmente all’origine di una deforestazione in massa delle foreste dell’India e del Nepal.

La Biowashball è stata inserita nella guida degli ecoprodotti.”

Ho provato la palla con vari tipi di bucato, il primo che ho fatto era composto da t-shirt bianche, camicie maschili ed asciugamani chiari. Uno degli asciugamani era macchiato di sangue. All’uscita dalla lavatrice le magliette e le camicie erano pulite, l’asciugamano aveva ancora gli aloni delle macchie, ma non sono mai riuscita a togliere macchie del genere solo con il detersivo, considerando che i miei lavaggi non superano MAI i 40° C .

Non ho usato ammorbidenti, non ho usato anticalcare, solo le prime volte il 1/5 di detersivo indicato nelle istruzioni. Nelle ultime neanche quello.

Per il bucato normale di due persone adulte che non sporcano in maniera particolare i vestiti, il risultato è paragonabile ai quello ottenuto nei miei bucati con detersivo in acqua tiepida o fredda che faccio da ormai anni.

Ovviamente se si è abituati allo spreco di lavare in acqua calda e si vuole il bianco che più bianco non si può, non si avrà lo stesso risultato, perchè non c’è chimica e non ci sono sbiancanti ottici.

La palla non è in vendita in Italia (tanto per cambiare), l’unico modo per acquistarla è il sito internet che ho indicato, ad un costo di 35€ più 7 di spedizione o tramite eBay.

UPDATE 25 Novembre 2008

Aggiungo qui, dopo un mese di utilizzo, alcune considerazioni.

Per il cotone bianco ho smesso di usare la sola palla. Mi sono resa conto che certi capi di abbigliamento non riuscivano ad essere abbastanza puliti (non bianchi).

Io sto utilizzando una palla per una lavatrice da 5 Kg. Non so se il problema potrebbe essere risolto con due palle, in questo momento alterno o aggiungo del detersivo biologico a tutti i lavaggi che sto facendo.

Risparmiare e riciclare

Sulla stampa, in questo periodo, si parla tanto di crisi e di come risparmiare per arrivare a fine mese.Altro tema importante è legato al riciclo dei rifiuti.

Noi non abbiamo problemi ad arrivare alla fine del mese (beh, si, in questo periodo non ci sono molti fondi per colpa della nuova auto ecologica, ma anche quella verrà ammortizzata) e abbiamo una raccolta differenziata porta a porta.

Eppure, da quasi un anno stiamo facendo il possibile per risparmiare sui detersivi e per evitare di buttare via il flacone in plastica una volta terminato.

Il merito è di una ditta di Verona, il saponificio Luigi Chizzoni & C. s.r.l.che produce da anni detersivi e che ha trovato la soluzione: detersivi alla spina!

Si va nel punto vendita  (ce ne sono in tutto il nord e centro italia)  con il proprio flacone (o si compra la prima volta e poi si riutilizza) e si ricarica con il tipo di detersivo che serve.

Finora tutti i detergenti che ho utilizzato si sono rivelati efficaci, in lavatrice utilizzo il detersivo ecologico che abbino all’igienizzante – smacchiante (entrambi biodegradabili al 100%) e lavo a basse temperature (al massimo 40°).

Ci sono dersivi di tutti i tipi , a mano e in lavatrice, per capi scuri e per delicati, ammorbidenti, per i piatti e per la lavastoviglie e detergenti per la casa.

Un’altro percorso intrapreso, sempre per risparmio e rifiuti è l’utilizzo del gasatore di acqua e bevande.

La scelta di bere acqua del rubinetto è stata presa per evitare di caricarsi di casse di acqua provenienti da posti lontani centinaia di km e trasportate con camion lungo le nostre autostrade. Come ormai tutti dovrebbero sapere le acque degli acquedotti sono buone e sicure (a parte rare eccezioni, dovute spesso ad incuria delle istituzioni). Ma io che sono strana non riesco a bere l’acqua liscia e mi servono un po’ di bollicine.

Abbiamo trovato la Wassermaxx durante un giro all’Auchan. Abbiamo speso 80€ per il corpo. Altri 20 per un cilindro CO2 aggiuntivo e 10 ad ogni ricarica di CO2 (viene fatta come tutte le bombole di gas, si torna il vuoto e si prende il pieno).

La cosa interessante, soprattutto durante l’estate è la possibilità tramite i concentrati per le bevande di evitare l’acquisto di bibite gassate e di prepararsele in casa, con altro risparmio e altra plastica evitata.

I concentrati per bibita migliori sono quelli della SodaClub, altro produttore di gasatori per acqua, mentre i sistemi sono abbastanza simili come prezzo e prestazioni.