Category Archives: web 2.0

sdoppiamento

Perché qui sono solo i fatti miei.
Perché avevo voglia di scrivere qualcosa di diverso.
Perché provo a non rincorrerre.
Perché a volte mi piacerebbe esprimere il mio punto di vista.
Perché il nome è importante.
Ho aperto un nuovo blog
Per ora c’è solo un post, ho sempre bisogno dei miei tempi per scrivere.

Flusso

Del perché, nonostante non abbia dei buoni contenuti, continuo a tenere un blog, mi sembra di averlo spiegato abbastanza bene nel precedente post.

Del perché usi molto di più alcuni social network provo a spiegarlo in questo.

Forse è legato a quel plugin nascosto che rende più socievole quando si è dietro una tastiera, anche perché quando non ho una tastiera davanti non è che socievole lo sono proprio tanto.

Che poi devo fare delle distinzioni. Twitter non mi piace, come non mi piacciono gli sms, anche se normalmente cerco di essere sintetica, non lo sono così tanto. Facebook è solo una vetrina in cui espongo solo parte del mio lifestream, per evitare che certe parti della vita reale passino in quella virtuale.

Friendfeed è diventato la mia seconda casa.

Puoi chiedere consigli di ogni tipo, dalla tecnologia alla moda, puoi postare foto e farti ammirare. Puoi farti consolare quando sei triste, condividere la tua allegria quando sei felice. Puoi trovare un letto per la notte o un passaggio per un luogo.

Io, ultimamente, ho messo il lucchetto perché, a volte, mi viene un po’ da sfogarmi, e invece di urlare nella mia testa, urlo con la tastiera.  E non mi piace che le mie urla vengano indicizzate da un motore di ricerca.

A volte su Friendfeed ti puoi anche sentire solo, quando, una cosa che posti passa inosservata nel flusso veloce.

Servizi alternativi

Al RomeCamp una delle sessioni si intitolava GAS 2.0. Ho assisito alla presentazione delle quattro ragazze sperando in qualche idea per il mio progetto, ma in questo caso le mie aspettative sono state del tutto disattese.

L’argomento di questo camp era incentrato su come utilizzare i servizi di un GAS senza le “rogne” di appartenenza al GAS.

I Gruppi di Acquisto Solidale pongono l’accento sulla sulla parola solidale, in virtù della necessità di agire in maniera che i propri gesti vadano in qualche modo rivolti verso gli altri. L’importanza dell’appartenenza al gruppo va quindi ricercata in un nuovo modo di gestire gli acquisti.

Troppo facile restare a casa ed attendere.

Entrare nel gas vuol dire arrivare ad una consapevolezza che magari non si ha quando si arriva in una realtà del genere, ma che si deve generare proprio con l’unione di più persone su temi importanti come l’ecologia, l’acquisto a Km 0, la qualità del prodotto. Se non si partecipa alle riunioni, come si può attuare un cambiamento?

Se è difficile entrare in un GAS per problemi logistici, allora preferisco la scelta di alcuni, di utilizzare un servizio come bioexpress, che propone articoli di un certo livello senza utilizzare delle etichette “alla moda” per agevolarsi il lavoro, ma che, invece pone l’accento sul biologico e sul servizio a domicilio in maniera corretta.

Dubbio al trucco

Visto che ho lasciato sulla lavatrice il biglietto con il post che avevo in mente stamattina (ma perché mi vengono le idee mentre mi sto asciugando i capelli o mi sto truccando?) e che mi serviva anche per chiedere un’aiuto dei pochi che mi leggono, passo direttamente alla questione che mi tormenta da un paio di giorni.

Cosa uso come nome di dominio, considerando che non ospiterà solo questo blog e quindi non solo cose che sono direttamente associabili al nick stered?  L’alternativa è usare il titolo del blog, che non vuol dire niente, è corto e ha un bel suono, cioè NonSogno (.it, .com, .net?).

Sono due giorni che ci penso e non riesco a decidermi, e vorrei invece comprare il tutto e cominciare!

Un passo alla volta

Sono stata 3 giorni a casa in malattia. Più i due del weekend passato, fanno 5 giorni in cui, a parte i malesseri vari, sono stata sul divano, davanti al portatile, a fare tutt’altro rispetto a quello che faccio ogni giorno.

Mi sono divertita a creare qualcosa da zero, a cercare di capire le esisgenze di un gruppo.

Ho faticato, e non poco, nel mettermi nei panni dell’utente medio del gruppo,  per cercare di fare qualcosa che l’utente potesse usare. Io vorrei che tutti sapessero usare la tecnologia per quello che è per me, una facilitazione nella vita quotidiana, e invece mi rendo conto che per molti è ancora qualcosa di distante, non una scorciatoia, ma un ostacolo.

Nel virtuale è tutto facile, basta un attimo per avere accesso agli strumenti che si desiderano. Nel reale la maggior parte di questi strumenti non è conosciuta. Quello che per me è un linguaggio assolutamente comprensibile, per molti è solo un accozzaglia di parole senza senso.

Vanno fatti piccoli passi alla volta per riuscire ad arrivare a coprire una distanza minima.

E’ una soddisfazione quindi essere riuscita ad arrivare a far compiere il primo passo. Evitare di far girare il cartaceo. Centralizzare le richieste in un unico punto. E da dietro le quinte tirare le fila per fare in modo che non si perdano per strada.

Forse ho capito cosa mi piacerebbe fare da grande, ma per ora mi accontento di farlo nel mio piccolo gruppo, per puro divertimento.

Community reale

La domanda che mi sto ponendo in questi giorni è se e come sia possibile utilizzare strumenti sociali per un qualcosa che si vive nel reale.

Nel mio caso tutto parte con l’adesione ad un GAS (Gruppo Acquisto Solidale). In un gruppo di acquisto l’interazione fra i partecipanti è una delle componenti più importanti, proprio per la natura stessa del gruppo. Normalmente questa avviene l’ultimo giovedì del mese, come riunione di tutti i componenti con la discussione di un ordine del giorno. Le riunioni sono sicuramenti fondamentali (ieri per esempio abbiamo fatto l’assaggio della pasta biologica e con l’occasione ci siamo ritrovati con un tris di primi, un secondo e tre dolci!), ma quando il numero di persone comincia ad essere elevato, la confusione non permette di gestire alcune cose al meglio.

Per prima cosa per il GAS è stato creato un gruppo su Yahoo!, chiunque voglia partecipare si iscrive e cominicia a ricevere le mail con le comunicazioni. Questo gruppo ha un duplice scopo, tenere traccia degli iscritti e inviare comunicazioni inerenti all’attività del GAS.

Ma è sempre un invio di mail a più persone e i thred delle conversazioni si riversano nella casella di posta di ogni partecipante. Più la conversazione viene portata avanti, meno i partecipanti riescono a seguirla.

Si è pensato quindi al blog, come fonte di informazione e di conversazione tra i partecipanti. Una possibilità di interazione non in tempo reale, ma che permette a chiunque di osservare le attività del gruppo e di commentare le informazioni che vengono date.

Inoltre, chiunque del gruppo più crearsi un account su wordpress e chiedere di poter postare sul blog (o meglio, inviterò i membri del gruppo ad iscriversi su wordpress), in modo da condividere al meglio le informazioni di cui può disporre.

Il problema che ho riscontrato, in questo caso, è una sorta di timidezza, dettata dalla non conoscenza del mezzo, la risposta tipica quando dico che postare sul blog è una semplice e alla portata di tutti è “si per te è facile, visto che sei informatica!”. E si può continuare a cercar di far capire che è un strumento, basta imparare i comandi, ma finchè non c’è l’utilizzo reale non c’è la comprensione.

Il blog dovrebbe servire anche da mezzo per poter gestire in maniera più semplice ed automatica gli ordini. Dopo aver provato varie soluzioni di input attraverso form, dovrò tornare al foglio di calcolo di Google Docs sharato tra i componenti del gruppo, dove ognuno farò quello che ora fa sulla stampa cartacea dello stesso, cioè indicare le quantità dei vari prodotti sulla colonna in cui apporrà il nome. Il problema in questo caso non è chi crea l’ordine, ma chi lo riceve. Il caseificio di formaggi biologici vuole il foglio excel in un certo formato e le mie semplificazioni per gli utenti non permettevano una formattazione equivalente.

Non sono molto convinta della cosa, ma per ora metterò online questa soluzione, in attesa di trovare qualcosa di alternativo.

Vorrei alla fine arrivare a realizzare una community, aperta ai soli iscritti, che permetta di gestire un calendario con le scadenze, faccia comunicare i componenti tra di loro in maniera semplice ed interagisca con blog ed ordini.

Halloween, Facebook e la mia generazione

(Ho fatto un mashup di post)

Ieri Siskaceska, (con Catepol come braccio destro) ha lanciato un contest su halloween. Mi sembra divertente, e quindi parteciperò con una foto che farò venerdì prossimo, alla cena di halloween che ho organizzato.

L’idea della cena è nata qualche anno fa, usiamo halloween come pretesto per trovarci tra amici e fare una cena a base di zucca.

Per riuscire ad organizzarci tra amici finora abbiamo utilizzato giri infiniti di mail o, peggio, giri di sms.  Quest’anno però l’invito alla cena ha cambiato mezzo di comunicazione.

Qualche tempo fa sono tornata su Facebook, che non usavo da mesi, ho trovato e aggiunto i due amici (moglie e marito) quasi 2.0, (fossero un po’ più attivi su certi fronti, vero?) e ho invitato il resto del giro di amici, tutti analogici (mail e poco più) a tentare la strada del social.

Per convincerli ho usato un invito ad un evento. Il primo evento, l’ho creato dopo il giro di inviti in modo tradizionale, come esempio per gli amici invitati.

Quando ho creato il secondo evento, quello della cena, invece, non ho avvertito nessuno. Ho creato un evento privato, ho aggiunto gli amici (presenti, e non, su FB) e poi sono stata ad aspettare. I primi a rispondere sono stati, ovviamente, gli amici “quasi 2.0″ (come la chiamo, la coppia quasi social? :P ) , poi altri hanno accettato e/o si sono registrati su FB. Ora, a parte una coppia, che non si riesce proprio a convincere, siamo tutti su Facebook e ci teniamo in contatto in modo più veloce rispetto a prima. Forse bastava convincerli ad usare la chat per riuscire a comunicare il maniera diretta, ma questo è un piccolo passo per portarli a pensare in maniera diversa il web. Vorrei riuscire a far arrivare l’idea che esistono mezzi migliori per arrivare ad un fine, anche se ludico, basta essere in grado di ottenere dal mezzo solo quello che serve.

P.S. In Facebook non ho trovato nessuno dei miei compagni delle superiori, tutti diplomati ITIS in Informatica, alcuni laureati – sempre in informatica – e molti impiegati in aziende informatiche o ced. Penso, quindi, che non ci siano dubbi che la mia è proprio una generazione analogica, difficile da convincere ai cambiamenti, gli anni 80, l’amiga e il commodore non sono bastati a far capire che bisogna continuare ad evolvere e non rimanere ancorati al mondo circoscritto delle proprie conoscenze.

Riuscirò solo copiare o avrò delle alternative?

Ogni mattina mi sveglio con un post in testa.Poi arrivo in ufficio e leggo che qualcun altro ha scritto qualcosa di simile. Comincio a scrivere, ma mi sembra di dare l’impressione di ispirarmi a qualcosa di già detto perché non capace di qualcosa di mio e quindi lascio perdere.

Cosa scrivere sul blog è qualcosa di cui hanno parlato in molti, mi sono posta anche io il problema, non ho una professionalità che mi permette di scrivere qualcosa di specifico, anche le opinioni in merito a certi argomenti mi sembrano ben poca cosa rispetto a chi ne sa qualcosa in più di me. Posso solo parlare delle mie esperienze personali.

Poi Dania, giovedì scorso, ha chiesto: “Nel web 2.0 è meglio la megalomania, il vittimismo, l’autoironia o una quarta di reggiseno?” Non sono megalomane, non faccio (quasi mai) la vittima, non sono autoironica. Questo vuol dire che per avere un po’ di successo devo pubblicare foto dei miei reggiseni?

Nuova Registrazione

booKerang

“booKerang è un modo per ricevere in dono libri e per regalarne.
booKerang è uno spazio per parlare di te attraverso le tue letture.
booKerang è un luogo dove incontrare persone che leggono i libri che ami.
booKerang è un sistema efficace per archiviare la tua biblioteca.
booKerang ti accompagna in libreria e ti aiuta a scegliere i libri da acquistare.”

Mi sono iscritta al nuovo servizio…
Non riuscirò mai ad inserire a mano i 629 libri che compongono la mia libreria su anobii, per ora ci porto la wishlist.
Poi è anche vero che non ci sono librerie in provincia che aderiscono quindi la wishlist è un po’ inutile, ma visto che è una beta magari migliora…

e ora?

Ieri pomeriggio, sul divano con la mia solita configurazione, libro, telecomando e portatile appoggiato sul mio tavolino da pc. Un tab di Firefox aperto su Google Reader, uno su Gmail, altri a caso.
Leggo, guardo a tratti la registrazione di Report di ieri sera, e aggiorno ogni tanto i feed. Mi capita di leggere il feed di un post di Delymyth , che parla di Maxime e di un sito di microblogging, Plurk . Come faccio sempre mi registro, per vedere come funziona.
Ma il problema non è mai registrarsi, quanto partecipare. La vita sul web 2.0 è sociale e io invece non sono molto sociale neanche dal vero.
Un po’ come quando penso ad un post e mi chiedo: “cosa cazzo scrivo di interessante ora?”
Così mi iscrivo e mi ritrovo, come su Twitter a lurkare gente conosciuta o meno pensando: “E ora?”
Ok, sto alla finestra come al solito…