percentuali

Ogni tanto partecipo ad una GGD. Già il fatto che si senta il bisogno di organizzare eventi di questo tipo, in cui le donne che hanno a che fare con la tecnologia riescano a trovarsi e a discutere, la dice lunga sulla presenza e l’ìmportanza delle donne in un ambiente tecnico.

La cosa che mi fa più impressione è, però, che a queste cene, quando mi presento e dico cosa ho fatto per vivere negli ultimi 18 anni, mi sento rispondere: “ah, ma tu sei veramente una tecnica”. La partecipazione è, per la maggior parte, di donne che usano la tecnologia per i loro scopi e non di donne che lavorano veramente in un ambiente tecnologico.

Ho fatto una piccola indagine personale, facendo un po’ di conti delle realtà che ho conosciuto e che conosco e la percentuale di donne impiegate in aziende informatiche con ruoli tecnici va dal 15 al 20%. Il numero delle donne che sono a capo di un team è di circa il 5%.

Questi numero sono dati dal fatto che l’ambiente è ancora altamente maschilista e che nella selezione delle persone si privilegia ancora il maschio, considerato senza problemi, ad una donna che dopo una certa età potrebbe diventare madre e non dare più tutta la disponibilità voluta dal datore di lavoro.
Ma esiste anche un altro fattore, ed è la scelta di scuole non tecniche da parte delle donne stesse che nella pianificazione delle loro vita preferiscono andare su percorsi scolastici più classici, spesso anche per indicazioni della famiglia.

Questo post è scritto per Donna Moderna per la giornata internazionale contro l’eliminazione della violenza contro le donne, perché si deve continuare ad evidenziare che le donne in molti ambienti di lavoro sono ancora discriminate e non considerate.

Cambiamento

E così l’ho fatto. Venerdì ho firmato.
Ancora un mese scarso e la mia vita diventerà un po’ diversa da quella che è stata gli ultimi 18 anni.
Per la prima volta nella mia vita lavorativa non sono più una dipendente. Almeno per un periodo non dipenderò più da nessuno, se non da me.
Avrò il tempo di provare, di studiare, di capire.
Come una crisi di mezz’età ma al contrario. Quello che voglio è cercare di continuare quella che sarà ancora una lunga vita lavorativa in un modo diverso.
Forse fallirò. Forse mi dovrò arrendere e tornare indietro. O forse riuscirò a fare qualcosa di diverso.
I dubbi sono tanti e le certezze poche, ma di una cosa sono sicura, della scelta fatta.

sdoppiamento 2

Continuo la mia opera di sdoppiamento.

Ho scritto un post di là.

Tracce volatili

Mi hanno detto che scrivo pochino.

E’ vero, è che vorrei riuscire a scrivere qualcosa sia qui che di la, ma non riesco  a focalizzarmi abbastanza su degli argomenti validi, che non siano i soliti.

Colpa di una vita abbastanza monotona, di cui non vorrei parlare ancora, in cui le uniche accelerate avvengono nei weekend in cui si va via.

Potrei raccontare di quando vado via, ci sono stati i 4 giorni di Madrid, ma è come se le sensazioni sfuggano dalla tastiera, una volta vissute. Forse dovrei portare sempre un taccuino e una penna in borsa, per provare a raccoglierle quando si affacciano alla mente e non provare a ripescarle nella memoria dopo tempo,quando ormai sono solo una traccia volatile nei miei pensieri di ogni giorno.

Blogfest a Riva del Garda – un anno dopo

Di solito non scrivo al ritorno da un evento. Di solito non scrivo e basta, ultimamente.

Questa volta invece lo faccio, così, un po’ perché sono rientrata una mezza giornata prima della maggior parte delle persone, e dal divano di casa leggere cosa stavano facendo mi ha fatto sentire come se fossi stata ancora a Riva e un po’ perché forse era ora di ricominciare a mettere qualcosa di nuovo in questo blog.

Un anno fa la mia esperienza di blogfest è stata molto diversa, non conoscevo nessuno ed è stato in quella occasione che ho cominciato a conoscere le prime persone. Quelle che prima leggevo e basta, che non avevo idea di chi fossero. Di allora ricordo qualche nome, qualche conversazione sotto la pioggia e poco altro.

Questa volta, invece è stato un continuo saluto, un trovarsi insieme in ogni occasione, dal barcamp al pranzo tutti insieme al palalido, dall’insacchettamento dei biscotti al ballare sull’erba fino all’arrivo di tutte le forze dell’ordine presenti a Riva del Garda.

Il ricordo che avrò sarà molto diverso. Sarà un Andrea Beggi che fa jogging per Riva girandosi a salutare le persone sedute ai tavolini dei bar. Saranno i Fatboy sparpagliati per il Palalido che accentravano ed aggregavano le persone nelle posizioni più strane. Sarà la premiazione e la commozione di alcune persone nel ricevere il premio. Saranno le giornate di sole con il lago e le vele, perché quando il Garda ci si mette rende tutto speciale. Saranno tutti quelli che ho salutato e rivisto e sono sempre contenta di rivedere.

L’unico problema è che si sta talmente bene che poi, quando si torna a casa, non si ha nessuna voglia di ricominciare la solita routine, di rientrare nei soliti problemi, di risentire le solite persone.

Poteva essere un post… è stato un trasferimento

Oggi avrei voluto scrivere un post.
Poi ho guardato il mio blog e ho pensato che avrebbe bisogno di una rinfrescatina, non so un template nuovo, una nuova favicon, un po’ più di post scritti.
Sono entrata nel pannello di controllo in inglese e ho visto la scritta “WordPress 2.8.4 is available! Please update now.” Però se clicco sulla scritta non aggiorna per problemi di permessi.
Ho trovato un tema nuovo da provare, ma non posso installarlo in maniera automatica con la versione attuale di Wordpress. E non posso accedere al pannello di controllo di WebPerTe dall’ufficio perché la porta che usa è filtrata dal proxy.
Mi è passata la voglia di scrivere il post, ma da domani NonSogno sarà su Dreamhost a far compagnia agli altri, aggiornati all’ultima versione e con il tema installato da pannello.

EDIT: Il blog è già passato su Dreamhost.

Arrivata a metà della tortura

Io non amo l’estate, non amo esibire pezzi di pelle lattea, nascondermi dal sole e sudare comunque.

Sarà perché sono di gennaio, sarà perché sono metà trentina, ma io vivo meglio d’inverno.  Anche un clima dolce primaverile e autunnale non mi dispiace. Ma il periodo che va da metà giugno a metà settembre per me è una tortura. Ci ho anche provato ad abbronzarmi, ma dopo 15 giorni di mare e sole divento color patatina fritta e dopo 2 giorni dal ritorno in città torno al colore di sempre. Quando va bene. Quando va male comincio a sfogliarmi a più strati.

Il mio fototipo dice “non esporre alla luce del sole”

Non amo svestirmi al sole. Trovare dei vestiti adatti all’afa padana è sempre un problema e con i piedi gonfi non riesco a mettere altro che ciabattine, con conseguente distruzione di dita e unghie dei piedi.

Per non parlare dei capelli. Che belli i capelli lisci, sono subito a posto. Peccato che se si lasciano asciugare all’aria si diventi la versione vivente di un mocio vileda. Magari pocciare la testa nell’acqua del secchio potrebbe essere una soluzione.

Poi ci sono le zanzare, una volta era solo di notte, ora ci sono anche di giorno.

In una stanza con 20 persone, non hanno dubbi , io sono il pasto migliore. Ma anche se sono da sola e ricoperta dalla testa ai piedi di autan continuerannno a giorarmi intorno, fino a scoprire il pezzettino di pelle non trattato a dovere e pungere consecutivamente per almeno 3-4 volte.

sdoppiamento

Perché qui sono solo i fatti miei.
Perché avevo voglia di scrivere qualcosa di diverso.
Perché provo a non rincorrerre.
Perché a volte mi piacerebbe esprimere il mio punto di vista.
Perché il nome è importante.
Ho aperto un nuovo blog
Per ora c’è solo un post, ho sempre bisogno dei miei tempi per scrivere.

senza titolo 2

In aggiunta al post di ieri sera.

In effetti c’è qualcosa in cui sono arrivata al momento giusto.

E’ il mondo del lavoro.

Quando ho finito l’ITIS ero davanti al solito bivio, lavoro o università.Voglia di ricominciare a studiare subito non ne avevo e mi sono detta mi faccio un anno di riposo e penso a quello che voglio fare (avevo 19 anni e vivevo ancora con i miei).

Dopo un anno, così per prova ho fatto un po’ di test di accesso a corsi finanziati dalla regione. Visto che ero stata ammessa ho cominciato a frequentare uno dei corsi e dopo la teoria ho fatto lo stage in un’azienda. Allora dopo lo stage era molto facile che l’azienda assumesse e mi hanno proposto un contratto di formazione lavoro. Era il 1991 e io avevo 21. Il mio primo stipendio è stato di 1.200.000 lire.

In 18 anni di lavoro sono stata in 3 aziende, nella prima ho lavorato 10 anni, poi sono stata in uno sbaglio per 6 mesi e qui sono arrivata ad 8 anni.

Che bello si potrebbe dire. Sì che bello, ho uno stipendio decente.

Ma dopo 18 anni non ne posso più di fare questo lavoro.

Senza titolo

Ci sono delle mattine in cui mi sveglio e non vorrei essere quella che sono. Vorrei sapere qualcosa e riuscire a parlarne senza apparire ridicola. Non avere questa specie di blog personale in cui parlo solo di fatti miei. Riuscire invece a comunicare qualcosa di unico o anche di riciclato, ma in maniera diversa.

Ci penso, quando leggo i post di altri, al perché non riesco a farlo, a cosa mi manca per riuscire a farlo. E, forse, quello che mi manca è il tempismo. Non sono mai arrivata al momento giusto. Ho tardato su tutto e ora non ho niente di nuovo da dire.