Tag Archive: amicizia

Blogfest a Riva del Garda – un anno dopo

Di solito non scrivo al ritorno da un evento. Di solito non scrivo e basta, ultimamente.

Questa volta invece lo faccio, così, un po’ perché sono rientrata una mezza giornata prima della maggior parte delle persone, e dal divano di casa leggere cosa stavano facendo mi ha fatto sentire come se fossi stata ancora a Riva e un po’ perché forse era ora di ricominciare a mettere qualcosa di nuovo in questo blog.

Un anno fa la mia esperienza di blogfest è stata molto diversa, non conoscevo nessuno ed è stato in quella occasione che ho cominciato a conoscere le prime persone. Quelle che prima leggevo e basta, che non avevo idea di chi fossero. Di allora ricordo qualche nome, qualche conversazione sotto la pioggia e poco altro.

Questa volta, invece è stato un continuo saluto, un trovarsi insieme in ogni occasione, dal barcamp al pranzo tutti insieme al palalido, dall’insacchettamento dei biscotti al ballare sull’erba fino all’arrivo di tutte le forze dell’ordine presenti a Riva del Garda.

Il ricordo che avrò sarà molto diverso. Sarà un Andrea Beggi che fa jogging per Riva girandosi a salutare le persone sedute ai tavolini dei bar. Saranno i Fatboy sparpagliati per il Palalido che accentravano ed aggregavano le persone nelle posizioni più strane. Sarà la premiazione e la commozione di alcune persone nel ricevere il premio. Saranno le giornate di sole con il lago e le vele, perché quando il Garda ci si mette rende tutto speciale. Saranno tutti quelli che ho salutato e rivisto e sono sempre contenta di rivedere.

L’unico problema è che si sta talmente bene che poi, quando si torna a casa, non si ha nessuna voglia di ricominciare la solita routine, di rientrare nei soliti problemi, di risentire le solite persone.

Flusso

Del perché, nonostante non abbia dei buoni contenuti, continuo a tenere un blog, mi sembra di averlo spiegato abbastanza bene nel precedente post.

Del perché usi molto di più alcuni social network provo a spiegarlo in questo.

Forse è legato a quel plugin nascosto che rende più socievole quando si è dietro una tastiera, anche perché quando non ho una tastiera davanti non è che socievole lo sono proprio tanto.

Che poi devo fare delle distinzioni. Twitter non mi piace, come non mi piacciono gli sms, anche se normalmente cerco di essere sintetica, non lo sono così tanto. Facebook è solo una vetrina in cui espongo solo parte del mio lifestream, per evitare che certe parti della vita reale passino in quella virtuale.

Friendfeed è diventato la mia seconda casa.

Puoi chiedere consigli di ogni tipo, dalla tecnologia alla moda, puoi postare foto e farti ammirare. Puoi farti consolare quando sei triste, condividere la tua allegria quando sei felice. Puoi trovare un letto per la notte o un passaggio per un luogo.

Io, ultimamente, ho messo il lucchetto perché, a volte, mi viene un po’ da sfogarmi, e invece di urlare nella mia testa, urlo con la tastiera.  E non mi piace che le mie urla vengano indicizzate da un motore di ricerca.

A volte su Friendfeed ti puoi anche sentire solo, quando, una cosa che posti passa inosservata nel flusso veloce.

Vita vissuta

A 18-19 anni sei una ragazzina piena di sogni che cerca di seguire la sua propria strada.

Quando lo sono stata io non era ancora così scontato e diffuso che la propria strada fosse indicata solo dalla scelta dell’università. Il periodo era buono e tutti trovavano lavoro subito dopo la scuola superiore. Io l’ho fatto. Ho scelto di lavorare invece che studiare ancora, per vari motivi. Ma non è di questo che volevo parlare. Quello che voglio raccontare è la vita di un’altra persona, che frequentavo spesso a quell’età e che ho continuato a frequentare a fare alterne fino ad un paio di anni fa.

Il grosso problema di una ragazza che allora faceva le magistrali era già la precarietà. Fare la maestra voleva dire entrare nel giro casuale delle supplenze. E la ragazza, che aveva già una casa pagata e un fidanzato da sposare, dopo la maturità decise che lei voleva una vita tranquilla, con uno stipendio regolare e tra i molteplici annunci di lavoro, che riempivano le pagine del quotidiano locale, decise di rispondere all’inserzione di richiesta per assistente alla poltrona di un dentista, lavoro semplice, tranquillo, remunerato il giusto.

Cominciato a lavorare, la ragazza si accorse che a 20 anni non era il caso di sposarsi e di andare ad abitare in un posto un po’ fuori dal mondo, liquidò fidanzato e casa e cominciò a fare la sua vita tranquilla come assistente alla poltrona. Come tutti, trovava persone sbagliate di cui si innamorava perdutamente, si faceva maltrattare un po’ e poi tornava sulla retta via.

Fino al giorno in cui il dentista decise di chiudere l’attività.

Era passato ormai un decennio, lei non era più una ventenne e il mercato del lavoro non era più così semplice. L’unico impiego che trovò era come cameriera, aveva già fatto esperienza in una pizzeria, dove arrotondava negli ultimi anni del suo lavoro. Una nuova casa, un nuovo fidanzato, la vita che sembra riprendere i suoi binari.

Ma i conti ancora non tornano, comincia ad esserci crisi e un’altra volta il datore di lavoro decide di chiudere l’attività. Dopo 20 anni ormai il suo diploma magistrale non serve più a nulla, l’unico lavoro che può cercare è quello di cameriera e lo trova in un bar, in centro città, quello che spesso frequenta una coppia di amici, che ogni tanto mi racconta di averla vista.

Io sono due anni che non la vedo, ma se penso a lei fra 10 anni la vedo come in un film, come quelle cameriere americane un po’ attempate con il grembiulino e la brocca di caffè, che nella vita ne hanno passate molte eppure sono ancora li, nel locale a servire caffè.

Ritorno al passato

L’altra sera ho fatto un salto indietro di 15 anni. Mi sono ritrovata ventiquattrenne con le tre persone che ho frequentato quasi tutti i giorni per la durata di un’estate.

Era quello che per me è sempre rimasto l’anno perfetto, lasciata perdere una storia senza futuro mi ero ritrovata con un’amica (quella che negli anni è diventata la mia socia) e con una sua collega e la sorella a vivere spensieratamente. Nessun mutuo da pagare, nessuna persona da mantenere, al massimo le rate di una twingo nuova. Solo noi, libere da qualsiasi laccio, giovani e belle e con quella incoscenza che mai più avremmo avuto negli anni successivi. Tutte le sere era una festa e noi festeggiavamo, senza pensare al giorno dopo, andando al lavoro dopo 3 ore di sonno.

Come tutte le cose belle ad un certo punto è finita un po’ per l’arrivo dell’autunno, un po’ per esaurimento delle nostre energie, ci siamo perse di vista, ciascuna ad inseguire un sogno, ma dentro di noi è rimasto il nostro anno, e riviverlo è stato come tuffarsi nell’onda delle nostre emozioni.