Pausa pranzo, dal lavoro a casa, 10 minuti di strada.
Esco dal comune e sono su una extraurbana. Vado ai 90 all’ora. Dietro ho un tizio che scalpita. Non può superare perché c’è traffico e quindi tenta di forzarmi stando attaccato al mio paraurti e visto che ho una smart è come averlo su un sedile posteriore. Arriviamo al cartello del comune successivo, io rallento fino ad arrivare ai 50, anche perché, più avanti c’è la scuola e la vigilessa che controlla. Magari mi supera e si prende una multa. Peccato, se ne è accorto anche lui…
Vado avanti, seguo la mia strada e ad un incrocio mi taglia la strada uno che neanche l’ha visto lo stop, figurarsi pensare solo di fermarsi. Gli faccio un colpo di abbaglianti e lui per tutta risposta accelera e supera il cartello dei 50 ad una velocità approssimamente doppia, arriva ad una rotatoria dove c’è un grande cartello giallo che indica una deviazione, non si accorge del cartello e gira in tondo a tutta velocità un paio di volte prima di capire da che parte andare.
Sono quasi arrivata a casa, ma c’è un’altra scuola. Quella della mia frazione. Ci sono 5000 abitanti in questa frazione e percorrerla a piedi da una parte all’altra costa circa 20 minuti. Ma tutti i genitori sono lì con l’auto, anche la mia vicina che tiri fuori e dentro l’auto dal garage solo per accompagnare il figlio, con la scusa della bimba piccola che deve portarsi avanti e indietro. Poi, però, per evitare di fare 20 metri in più, invece di mettersi con l’auto davanti alla scuola la lasciano con le 4 frecce in mezzo alla strada, così poi sono già nella direzione giusta per tornare a casa.
Eccomi, sono a casa, il mio vicino ha parcheggia la sua auto a 7 posti al limite delle curva, come sempre, così chi entra ed esce dalla via può provare l’ebbrezza di un quasi frontale. Parcheggio nel mio posto ed entro nella palazzina.
Perché io sono con l’auto? Perché non esiste un mezzo pubblico che arriva al mio ufficio e usare la bici è giocare con la vita.




